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Mendel e le ricerche sulla genetica
Gregor Mendel, nato nel 1822 da una famiglia contadina, dimostrò, attraverso i suoi esperimenti, che i caratteri ereditari sono trasmessi come unità che vengono riassortite in ogni generazione. Tali unità, chiamate in un primo momento Elemente, sono conosciute oggi con il nome di geni.
Per condurre i suoi esperimenti Mendel scelse la pianta di pisello; quest'ultima si rivelò ottima per i suoi studi, in quanto:
era facile da coltivare,
cresceva rapidamente,
le diverse varietà avevano caratteristiche nettamente diverse che ricomparivano ad ogni raccolto, rimanendo inalterate (es. Piante alte producevano solo piante alte),
la struttura del fiore. Infatti le strutture riproduttive del pisello sono racchiuse internamente dai petali facendo sì che il fiore si autoimpollini.
L'approccio metodologico di Mendel gli permise di formulare i princìpi fondamentali sull'editarietà, a differenza di altri che avevano fallito. Infatti:
scelse di studiare differenze ereditarie nette e misurabili,
studiò i discendenti non solo della prima generazione, ma anche di quelle successive,
contò il numero dei discendenti e analizzò i risultati ottenuti usando le scienze statistiche.
Inizialmente Mendel cominciò col studiare 32 diverse piante di pisello e continuò a studiarle a lungo prima di iniziare i suoi esperimenti quantitativi, affinché fosse sicuro che i caratteri che si sarebbero stati scelti non fossero "di natura incerta".
Dopo aver selezionato 7 caratteri che mostravano 2 differenti forme nelle diverse varietà di piante, Mendel iniziò le sue impollinazioni incrociate.
Dai suoi esperimenti si accorse che nella prima generazione filiale (F1) uno dei due caratteri scompariva completamente. Le caratteristiche che apparivano nella generazione F1 furono chiamate DOMINANTI.
Che cosa era successo all'altro carattere che era stato trasmesso nel ceppo della linea parentale per generazioni?
Mendel lasciò che le piante F1 si autoimpollinnassero e scoprì che nella seconda generazione F2 i caratteri scomparsi in F1 riapparivano e capì che questi dovevano essere presenti anche in F1. Le caratteristiche che scomparivano in F1 furono chiamate RECESSIVE.
Nel chiedersi in che modo i caratteri recessivi scomparivano Mendel diede il suo più grande contributo alla genetica. Infatti intuì che la scomparsa e la comparsa dei caratteri alternativi, e le loro proporzioni costanti (rapporto di circa 3:1) nella generazione F2 erano spiegabili se si ammetteva che le caratteristiche fossero determinate da fattori separabili.
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